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quotidiano l'Arena:
GARDA. Insieme all'associazione Arcobaleno
Sarà un'estate con i bambini di chernobyl
Si cercano nuove famiglie per ospitare i piccoli in agosto
Martedì 08 Febbraio 2011 PROVINCIA, pagina 30
«Noi ci siamo dal 1997, unisciti a noi». Se una famiglia pensa di poter ospitare a casa, in agosto per tre settimane, un bimbo ucraino proveniente dalle scuole di Cherniagiv, villaggio a 80 chilometri da chernobyl, dove il 26 aprile 1986 scoppiò un reattore nucleare, può contattare l'associazione Arcobaleno su www.associazionearcobaleno.org,; e-mail ass.arcobaleno@tiscali.it; tel. 045.728.5729 o 045.723.5051. Il gruppo, sede legale a San Zeno di Montagna ma operante in tutto il Baldo Garda, rilancia il suo progetto di solidarietà e, proprio in questi giorni, ottiene dal Governo ucraino un riconoscimento forte. «Abbiamo ricevuto un invito alla cerimonia di conferimento di benemerenze e attestati di stima per l'attività che conduciamo col nostro progetto di accoglienza dei bimbi provenienti dalle zone che hanno risentito, a livello sanitario e socio economico, del disastro di chernobyl», dice la vicepresidente Maria Cristina Zanini. Così, il 26 aprile, la presidente Janna Bourmina sarà a Palazzo Ucraina, a Kiev, con altri rappresentanti di associazioni e Stati. «Andrà poi a Cheniagiv per organizzare con amministratori e dirigenti scolastici i soggiorni rivolti ai ragazzi che giungeranno dalle loro scuole». Oltre a problemi di salute, i bambini risentono del fatto che spesso i genitori, prima occupati anche in centrale, hanno perso lavoro.. «In agosto le famiglie nostre socie daranno loro la possibilità di vivere in un ambiente dove cibo e acqua sono più sani e di confrontarsi con altri stili di vita. Anche le famiglie più serene o agiate non potrebbero permettersi di mandare il figlio in vacanza». I bimbi giungeranno con propri insegnanti e chi intende ospitarli può dare preferenza su sesso ed età (8-13 anni) per meglio inserirli in famiglia. Dal canto suo, la presidente è madrelingua russa e garantirà la comunicazione in caso di necessità particolari. «Intanto in giugno e luglio i piccini seguiranno un minicorso di Italiano», spiega Zanini, «qui ne stiamo predisponendo uno di russo, 6-8 incontri, per gli ospitanti». Poi un appello: «Poiché l'associazione provvede a spese di viaggio, corso e assicurazioni e le famiglie pensano a vitto e alloggio, cerchiamo sponsor. Ringraziamo intanto chi da sempre ci aiuta: l'agenzia viaggi Baldense, Pedrollo pompe pneumatiche, i donatori di sangue dell'Avis di Costermano, i Comuni di Castelnuovo e Peschiera, le associazioni di San Zeno, tanti privati». B.B.
BERLINALE. Film sulla catastrofe nella notte tra il 25 e il 26 aprile
chernobyl 1986, quel sabato di ordinaria follia
In «V Subbotu» la storia di un musicista che aveva scoperto quanto stava avvenendo alla centrale Ma non gli vollero credere e non riuscì a fuggire
Martedì 15 Febbraio 2011 SPETTACOLI, pagina 58
Ugo Brusaporco BERLINO Esplode la follia umana in Concorso, in questa Berlinale sempre più attenta al mondo in cui viviamo, al punto che si muovono anche i servizi segreti russi per evitare che passi un film, Khodorkovsky di Cyril Tuschi, dedicato al magnate russo incarcerato da Putin. L'ufficio del regista a Berlino è stato visitato e il film è sparito ma per fortuna il Festival aveva una copia che vedremo entro oggi. Intanto dalla Russia è arrivato in concorso V Subbotu (Un sabato innocente) di Alexander Mindadze ambientato a Cernobyl proprio sabato 26 aprile 1986, giorno in cui esplose un reattore della centrale nucleare. Il film è insieme una straordinaria denuncia dei colpevoli della catastrofe e nello stesso tempo assume il valore di un monito estremo nei confronti di un'umanità che corre velocemente e incurante verso il suo destino di morte. Con amara leggerezza il regista impronta una desolante commedia umana; il protagonista è Valerij (un indimenticabile Anton Shagin), un ex batterista incaricato dal Partito di curare le feste locali, che nella notte tra il 25 e il 26 si trova a zonzo e casualmente scopre tra i primi la tragedia che si sta compiendo e di cui nessuno può parlare per non seminare il panico. Cerca di convincere una giovane amica, Vera (la bravissima Svetlana Smirnova-Marcinkevic), a seguirlo nella fuga, ma lei è incredula e lo segue di malavoglia. Perdono l'ultimo treno, lei ha voglia di comprarsi un paio di scarpe nuove, poi di cantare a una festa di matrimonio in cui sarà pagata. Alla festa Valerij suonerà la batteria, inutilmente cercherà di dire a tutti il dramma che si sta verificando, nessuno vuole rinunciare alla festa che dura tutto il giorno. Lui avrebbe la possibilità di fuggire ancora, ma all'ultimo decide di restare, si ubriaca, lei lo prende in giro, non è la sua ragazza. La mattina dopo si sveglia su una barca con cui tutti i musicisti stanno andando a vedere da vicino come brucia il reattore. Lui chiude gli occhi. Una scritta ci avvisa che nessuno di quella barca è sopravvissuto. Si resta allucinati di fronte a una storia dolorosa nella sua assurda verità. Del problema nucleare parla anche Werner Herzog al termine del suo straordinario Cave Of Forgotten Dreams, uno degli eventi speciali della manifestazione. Il film è un esclusivo viaggio in 3D all'interno della grotta di Chauvet Pont d'Arc, nel sud della Francia. Un luogo che contiene quelli che oggi si considerano i più antichi dipinti e disegni del mondo. Sono oltre 400, datati prima di trentamila anni fa. Scoperti nel 1994, sono chiusi al pubblico perché il respiro umano può deteriorarli. Il viaggio con Herzog è emozionante, per la profondità del racconto, per la bellezza delle immagini che riescono a evocare un mondo impossibilmente lontano. Ma c'è di più, Herzog esce dalla grotta e ci porta pochi chilometri lontano dove c'è una centrale nucleare, l'acqua del fiume che passa vicino è calda, viene usata per una grande serra tropicale dove fra le piante ci sono dei coccodrilli, albini per colpa dell'acqua che passa vicino alla centrale. Sono così bianche che il regista scherzando fa presente che sarebbero state difficili da rappresentare sulle pareti di una grotta trentamila anni fa. Di rilievo la musica di Ernst Reijseger. In Concorso, come capita nei festival di tanto in tanto, torna Shakespeare, qui con Coriolanus, tragedia storica databile 1607/1608 nella rilettura di Ralph Fiennes, qui regista e protagonista. Dopo averlo interpretato con grande successo in teatro, Fiennes affronta il personaggio portando l'azione dal quarto secolo a.C. ai giorni nostri in una situazione simile alla guerra nell' ex Jugoslavia, mantenendo però i dialoghi originali del Bardo, e creando così una situazione straniante e talvolta ridicola. Ha comunque il merito di mettere in evidenza la grande forza e violenza del testo e la sua inattuale modernità: l'amore per la Patria, il rispetto per i genitori, e dall'altra parte il disprezzo dei politici verso il popolo e i suoi interessi. Bravi tutti gli attori a cominciare da una straordinaria Vanessa Redgrave, nella parte di Volumnia, madre dell' eroe che vinse i Volsci a Coriolo, che odiava la plebe, che fu console e cacciato in esilio dalla città che amava, fino a tradirla e a morire per la sua salvezza. Ancora fuori concorso un'inutile commediola francese, Les femmes du 6ème étage, di Philippe Le Guay che con un cast di tutto rispetto composto da Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Carmen Maura non riesce neppure a far sorridere, almeno un po'.
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